maggio 4, 2017

DI APOCALISSI E MECHA ROBOT

DI APOCALISSI E MECHA ROBOT
 DI APOCALISSI E MECHA ROBOT

 

  • Silbernagl Undergallery
    Presenta
    Di apocalissi e mecha robot art show
    Max Ferrigno
    Stefano Gentile
    Venerdì 10 febbraio 2017 ore 19-23
    Alzaia Naviglio Grande 4, Milano
    Tel. 3482202587 www.undergallery.it
    Una donna con la maschera anti gas e un’altra che osserva indifferente missili terra aria che
    partono verso una destinazione ignota, uno specchietto retrovisore che riflette una città distrutta,
    “più vicino di quanto non appaia”, quello che colpisce delle opere di Stefano Gentile é il senso di
    straniamento che esse creano, sovvertendo, senza che noi ne cogliamo immediatamente i motivi,
    le più normali regole di codificazione delle immagini. La comunicazione che ci contamina
    quotidianamente infatti, é caratterizzata da modalità definite da un secolo di iconografia stratificata.
    Ad esempio l’immagine di missili in partenza potrebbe abbinarsi ad un volto che esprima un senso
    di catastrofe imminente o ad una presenza umana, inconsapevole di quanto sta accadendo.
    Stefano Gentile invece ci presenta una ragazza in un campo di grano, che continua ad
    accarezzare le messi quasi fosse una moderna Cibele, del tutto consapevole di quello che sta
    accadendo ma del tutto indifferente. In questo modo l’artista crea un paradigma di quanto accade
    alla maggior parte delle persone, che sono perfettamente consapevoli dei drammi che accadono in
    altre parti del mondo, ma continuano la loro vita “in altre faccende affaccendate” .
    “That’s war falks” questo è guerra gente” ripete Donald Trump con la testa piena di aerei, il suo
    volto rubicondo diventa l’icona perfetta per un selfie accanto al nuovo presidente degli Stati Uniti
    così da rendere più glamour il nostro profilo Facebook; poco importa se una catastrofe mondiale
    incombe, il fungo atomico sarà riflesso nei nostri occhiali da sole e la maschera antigas diventerà
    l’ennesimo accessorio fashion pubblicizzato sulla copertina di una rivista.
    Se c’è una caratteristica tipica del mondo contemporaneo é l’incapacità di guardare sotto la
    superficie, di cogliere gli eventi al di là del loro semplice mostrarsi. Decine di frasi, pensieri,
    immagini finiscono sui social letti e condivisi in pochi secondi, raramente compresi e meditati
    veramente. Questo é il motivo per cui Stefano Gentile ci presenta un mondo sospeso, una pittura
    ad olio bloccata da una luminosità spesso fotografica, in cui trascorrono visioni di una realtà
    catastrofica normalizzata dall’assenza di pathos, la drammaticità é contenuta ma spiazzante, fa
    riflettere, ci costringe a soffermare il nostro sguardo, a cercare di capire, perché quelle immagini
    sono una superficie sotto la quale siamo obbligati a guardare.
    Immagini ironiche, ma catastrofiche di un futuro che incombe, chi potrà salvarci?
    A questa domanda risponde Max Ferrigno con i suoi Robot: moderni samurai pronti a difendere il
    mondo con coraggio e altruismo, icone di una realtà parallela, irreale, ma profondamente radicata
    nel nostro immaginario, quasi si trattasse di figure mitologiche di una nuova religione del futuro. Ho
    sempre considerato ammirevole il modo in cui, negli anni 80, la cultura giapponese ha cercato, e
    talvolta é riuscita a permeare di sé l’Occidente europeo attraverso i disegni animati. Giganteschi
    samurai con armature ricostruite alla perfezione, guidati da eroi con un senso di onore e di
    abnegazione per noi poco familiari, hanno “educato” più di una generazione a valori che
    l’Occidente postbellico sembrava aver consumato. Ai tempi l’animazione giapponese era
    considerati di bassa qualità, la cultura occidentale abituata all’animazione disneyana non né
    comprendeva il dinamismo “bloccato”, ci sono voluti decenni prima che ne venisse riconosciuto
    l’estremo valore estetico e la raffinatezza fortemente legata alla pittura giapponese tradizionale.
    Tale valore non é sfuggito a Max Ferrigno, che ricrea figure tratte dall’animazione giapponese,
    palesandone la valenza estetica loro propria, talvolta contaminandole con l’immaginario decorativo
    legato al sud Italia. Ne risultano tele dipinte con l’accuratezza di un maestro di ukiyo e, che
    attirano la nostra attenzione perché appartengono al “patrimonio favolistico contemporaneo” che
    ha permeato di sé la nostra infanzia, insegnandoci, come ogni favola che si rispetti, quei valori che ancora trovano eco nella nostra vita. Così come un giovane della Grecia antica riconosceva il mito di Eracle e ne traeva ispirazione, anche noi di fronte a Goldrake, Gundam e Gig Robot d’Acciaio, non restiamo indifferenti: il loro eroismo, anche se lontano, echeggia nella nostra memoria, e forse le tragedie dell’umanità non ci sembrano così spaventose perché in cuor nostro speriamo che quando un nemico potente ci attaccherà davvero, i nostri mitici eroi arriveranno ancora una volta con la loro forza e il loro coraggio, per salvare il mondo dalla nostra tragica indifferenza
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