maggio 4, 2017

BUSINESS CLASS VIP PARTY

BUSINESS CLASS VIP PARTY

La copertina di Business Class Capital è un’opera d’arte!

In questi, che da i più vengono percepiti come tempi bui, abbiamo voluto lanciare un messaggio di Vera Luce che, senza solleticare valenze esoteriche, giunga quale auspicio e riconoscimento a quella solida e fattiva elite imprenditoriale e professionale che ci legge.
Il genio di Max Ferrigno ha sintetizzato il discorso in chiave Popsurrealista con uno spumeggiante Dom Perignon Millesimé per un brindisi di ottimismo a tutte le eccellenze che trasformando il proprio genio in realtà costituiscono la storia e le basi dell’economia e della prosperità di tre regioni Piemonte, Liguria e Valle di Aosta.

Le interviste di Ilaria Chionetti Pininfarina, le schede Schede di Roberto Monteriso e l’ampio corredo iconografico introducono ad viaggio tra realtà differenti e variegate accomunate dal medesimo denominatore, il successo, la cui ricetta è stata l’esaltazione dei valori del territorio, rispetto di antiche tradizioni, geniali intuizioni, ardimento imprenditoriale, grande umanità.
Già al solo scorrere l’indice dei nomi non mancano le emozioni, i ricordi che ci riportano a momenti gioiosi, siano essi d’infanzia o solo di ieri, a dimostrazione di quanto questi “ Geni” abbiano interagito con la nostra vita e le nostre abitudini.
Realtà che sono uscite dall’ambito regionale per affermarsi ovunque vi sia chi sa apprezzare il frutto del Made in Italy il cui mito hanno contribuito ad affermare nel mondo.
Il nostro augurio è quindi di buona lettura e SURSUM CORDA !

L’ INTERVISTA:

Max Ferrigno quest’anno compirà 40 anni. Ma non è ancora uscito dalla sua cameretta, da dove però scaturisce la sua arte. Che cresce a vista d’occhio. Nato a Casale Monferrato il 14 Novembre 1977 comincia a lavorare come decoratore subito dopo aver conseguito il diploma artistico. Ha un piccolo laboratorio artistico, dove per 13 anni, dà forma alle fantasie dei suoi sempre più numerosi clienti. Disegna trompe – l’oeil per negozi e appartamenti, fondali per le agenzie teatrali, realizza scenografie per Gardaland, Eurodisney, MiniItalia, Cow Boy Guest. E viaggia sempre moltissimo. E così prende forma la prima parte del suo percorso artistico: una lunga serie di lavori dedicati al Messico, all’Africa e al Sud America, incentrati sul “burro”, l’asino simbolo della speranza di rinnovamento del panorama sociale, culturale e storico del mondo.
Ma è nel 2005 che la sua sensibilità artistica subisce una forte scossa, talmente forte da definire tutto ciò che aveva creato fino a quel momento “passato”. Riprende a guardare i vecchi cartoni animati giapponesi, ad ascoltare le sigle tv. Improvvisamente gli echi della memoria infantile diventano la sorgente di un’esplosione di idee e di progetti.
Inizia così la fase “popsurrealista” di Max Ferrigno, dove i personaggi dei cartoni animati, le merendine ed i giochi di una generazione diventano “attori attivi” nelle sue opere in un tripudio di colori accesi, intensi e dissonanti. Un linguaggio che sembra destinato ai bambini ma che in realtà è rivolto agli adulti. Ciò che colpisce, infatti, è la forza espressiva che trapela dalle sue tele: emozioni, stadi d’animo, profumi e sapori.
Quando lo contattiamo ci risponde dal suo studio di Palermo: vogliamo farci raccontare chi è il Max Ferrigno che la critica definisce il principale protagonista del Neo Pop italiano, e che ora è finito sulla copertina del Business Class Capital 2017

Chi sei?
Sono una persona rinata nel 2005 quando ho incontrato per la prima volta le opere di Takashi Murakami alla Sandretto Re Rebaudengo di Torino per puro caso. Lì è cambiato il mio mondo, come persona e come artista. Il Max Ferrigno di oggi è figlio di quell’episodio. Ho avuto una folgorazione, e mi sono rifugiato in una immaginifica cameretta adolescenziale e non ne sono mai più uscito. Nutrendomi a pane nutella e succo Billy. Ed è lì che ho trovato la materia fertile per ispirare la mia arte.
Mentre parlo davanti a me c’è una tela con un Jeeg Antares della grandezza di due metri. Ma attenzione, questa non è una roba per bambini, in fondo mi piace anche avere una visione da curatore, e il collezionista di domani sarà un mio coetaneo. Che la mia arte la capirà al volo. Per un collezionista pop questo dal punto di vista del business è un linguaggio credibile.

Come possiamo definire la tua arte?
Arte surrealmente pop. Invece un termine che mi hanno accostato, e che mi piace moltissimo, è nippo-suggestionato. Questo tipo di arte, il neo pop, nasce alla fine degli anni ’70 in America, dove tanti cartoonisti si dilettavano nella pittura. Nelle gallerie all’inizio venivano snobbati, e nasce così il movimento della Lowbrow art, che oggi è diventato una realtà importante. In Italia c’è da una decina d’anni. A parte questo, per me dipingere questo genere di soggetti è un’esigenza, io dipingerò sempre cosa mi fa fermentare, ciò che mi rende vivo: cioè i miei ricordi.

Raccontaci l’opera offerta per la copertina
E’ nata per un group show (una Collettiva), presentata a Milano nel giugno del 2015, dove il tema era il lusso. “Money can buy my love” era il titolo, e ho decido di eleggere ad oggetto feticcio uno dei simboli che nella mia testa rappresenta il lusso, ovvero la bottiglia di Dom Perignon del 1969. Anche nella cinematografia quello champagne ha sempre avuto un ruolo importante, è stato un simbolo. Ho deciso di antropomorfizzare la bottiglia di un’annata preziosa. Dietro c’è il damascato che mi rappresenta molto, simbolo dell’eccellenza aristocratica e del lusso che c’è dietro le mie opere. Mi è piaciuto esaltarne la rappresentazione iconografica. Perfetta per questo Business Class Capital, perchè l’arte Pop in generale, e la mia in particolare, è legata al brand. Per utilizzare l’arte come strumento di comunicazione. Tra l’altro è un’opera che è stata molto apprezzata anche da Paris Hilton…

Cosa sogna Ferrigno?
Più che un sogno, una scommessa, che tanti addetti ai lavori mi sconsigliano, che è quella di sbarcare in Giappone, voglio provare a vincerla.
Il sogno-progetto invece è dipingere per il resto della mia vita, sono maniacale e pianifico tutto. Il luogo comune dell’artista disordinato che dipinge nella soffitta è una cazzata, bisogna essere imprenditori di se stessi, saper vendere il proprio prodotto.

Consigli ad un altro artista?

L’unica cosa che posso dire è di cercare di essere sempre più puri possibile e studiare per evolversi e perfezionarsi. L’arte deve sempre seguire la perfezione. La tecnica è una delle basi del mio lavoro e delle valutazioni del mio mondo, un metodo di lavoro rinascimentale, cercando un perfezionamento continuo della mia tecnica. 

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